Genesi 44:22
“E noi dicemmo al mio signore: Il fanciullo non può lasciar suo padre; perciocchè s’egli lo lasciasse, suo padre morrebbe.”
Contesto: Genesi 44
20Enoi: dicemmo al mio signore: Noi abbiamo un padre vecchio, e un giovane piccol fratello, nato a nostro padre nella sua vecchiezza, e il suo fratello è morto; talchè egli è rimasto solo di sua madre, e suo padre l’ama.
21Allora tu dicesti a’ tuoi servitori: Menatemelo, ed io porrò l’occhio mio sopra lui.
22E noi dicemmo al mio signore: Il fanciullo non può lasciar suo padre; perciocchè s’egli lo lasciasse, suo padre morrebbe.
23E tu dicesti a’ tuoi servitori: Se il vostro fratel minore non iscende con voi, voi non vedrete più la mia faccia.
24Come dunque fummo ritornati a mio padre, tuo servitore, gli rapportammo le parole del mio signore.
Informazioni su Genesi 44: Coppa d'argento di Giuseppe trovata nella sacca di Beniamino

I fratelli di Giuseppe temono che egli possa cercare vendetta per essere stato venduto come schiavo e supplicano per pietà.
Commento
Il capitolo 44 della Genesi è un capitolo che si concentra sulla storia dei fratelli di Giuseppe e il loro viaggio in Egitto. Inizia con i fratelli di Giuseppe che tornano in Egitto per comprare più grano e Giuseppe li mette alla prova piazzando la propria coppa d'argento nel sacco di Beniamino. Quando i fratelli vengono accusati di aver rubato la coppa, essi dichiarano la propria innocenza e si offrono di diventare schiavi in cambio della libertà di Beniamino. Giuda si offre poi come sostituto di Beniamino e Giuseppe svela la propria identità ai fratelli.
Il capitolo è un potente esempio del potere del perdono e della riconciliazione. I fratelli di Giuseppe l'avevano tradito anni prima, vendendolo come schiavo, eppure Giuseppe è disposto a perdonarli e mostrare misericordia. L'atto altruistico di Giuda di offrirsi al posto di Beniamino è testimonianza del potere dell'amore e della lealtà.