Genesi 47:4
“Poi dissero a Faraone: Noi siam venuti per dimorare in questo paese; perciocchè non vi è pastura per le gregge de’ tuoi servitori nel paese di Canaan, conciossiachè la fame vi sia grave; deh! permetti ora che i tuoi servitori dimorino nella contrada di Gosen.”
Contesto: Genesi 47
2Prese eziandio una parte de’ suoi fratelli, cioè cinque, e li presentò davanti a Faraone.
3E Faraone disse a’ fratelli di Giuseppe: Qual’è il vostro mestiere? Ed essi dissero a Faraone: I tuoi servitori son pastori di gregge, come anche furono i nostri padri.
4Poi dissero a Faraone: Noi siam venuti per dimorare in questo paese; perciocchè non vi è pastura per le gregge de’ tuoi servitori nel paese di Canaan, conciossiachè la fame vi sia grave; deh! permetti ora che i tuoi servitori dimorino nella contrada di Gosen.
5E Faraone disse a Giuseppe: Poichè tuo padre, e i tuoi fratelli, son venuti a te;
6il paese di Egitto è al tuo comando; fa’ abitar tuo padre, e i tuoi fratelli, nel meglio del paese; dimorino pur nella contrada di Gosen, e se tu conosci che fra loro vi sieno degli uomini di valore, costituiscili governatori del mio bestiame.
Informazioni su Genesi 47: La benedizione di Giacobbe a Faraone

Giuseppe fornisce cibo per la sua famiglia e gli Egiziani durante la carestia.
Commento
Il capitolo 47 della Genesi è un capitolo cruciale nel libro della Genesi, poiché segna l'inizio della discesa degli Israeliti in Egitto. In questo capitolo vediamo la figura potente di Giuseppe, che è stato venduto come schiavo dai suoi fratelli, ora in una posizione di potere e autorità in Egitto. È in grado di utilizzare la sua posizione per fornire cibo e rifugio alla sua famiglia durante un periodo di carestia.
Il capitolo inizia con il faraone che chiama Giuseppe per interpretare il suo sogno. Giuseppe interpreta il sogno come un avvertimento di sette anni di abbondanza seguiti da sette anni di carestia. Il faraone mette quindi Giuseppe a capo della terra d'Egitto, conferendogli l'autorità di raccogliere un quinto dei prodotti durante gli anni di abbondanza e conservarlo per gli anni di carestia.